dal 14 marzo al 4 aprile 2009
Inaugurazione Sabato 14 Marzo, ore 11.00.
Giorgio Vicentini ci piace pensarlo come ad un deciso protagonista della linea aniconica (l'arte aniconica è detta anche "non figurativa" o "non oggettiva", oppure "non referenziale") della pittura.
Vicentini è un pittore che ricerca l’autonomia del colore ( per lui il colore è luce su luce).
Le sue ”macchie” sono forme in divenire e il colore, informe (nel senso proprio di uno stato intermedio e fluido, uno stato di transizione) e autonomo, traduce visivamente il senso virtuoso della sinuosità e il senso della gravità, cercando nel fare l’indipendenza dalla superficie e la manifestazione dell’inesprimibile metafisica della materia colorata.
L’opera che propone nello spazio di Clip, Prima colazione per due, è stata realizzata appositamente: è composta da due piani distinti che si legano visivamente, uno verticale-pittorico e uno orizzontale-oggettuale, posti in un dialogo che contempla l’idea della relazione e della coppia. La pittura qui, va ad abitare lo spazio come un’onda che risponde al richiamo della gravità. Vibrante, mossa da continue suggestioni cromatiche, la sua “pittura” è quanto di più quotidiano un pittore possa proporre. Una pittura che scorre e scivola.
E il quotidiano ci appare qui come una tavola imbandita, un invito a colazione, un invito a praticare lo spazio del colore, perché il nostro artista sa che il colore appartiene al soggetto che percepisce, più che all’oggetto percepito. Il suo spazio è quello della materia come sensibilità cromatica, che investe la realtà e la contamina. Quando Vicentini opera con gli oggetti, anche questi assumono una dimensione coloristica: la colazione che c’invita a consumare è per gli occhi, ed è dedicata alla coppia, quindi al dialogo, agli sguardi che hanno nel loro destino l’incrocio e l’incontro. Apparecchiare una tavola per due è porsi così di fronte al significato delle cose più semplici e darle una dimensione spaziale, praticabile e condivisibile.
Fare colazione diventa così metafora di un rito ancestrale, una preparazione al cibarsi del colore stesso: “colori puri di un pittore purissimo”, come dice Claudio Cerritelli, fine conoscitore dell’opera di Vicentini.
La tavola imbandita rinvia idealmente alla tavolozza del pittore, e a tratti si mischia con questa (una tovaglia bianca con una piccola macchia blu di cobalto, due tovaglioli di carta con segni di matita 6b, due tazze e piattini cinesi, due cucchiaini di acciaio, due pennelli con le setole di martora intrise di color rosso di pirrolo, due bicchieri di cristallo, una spremuta di arancio di cadmio in caraffa, due fette di pane tostato con righe bruno Van Dick orizzontali, una moka con presina colorata, un bricco per il latte, due uova sode con faccine, due tubetti di acrilico e alcune matite temperate…).
E’ una colazione che invita alla creazione, alla manipolazione della pittura.
Giorgio Vicentini attraverso il colore ci porta in una dimensione altra, sospesa tra natura e cultura, in cui, come lui stesso dichiara “Il silenzio del bianco di zinco domina la scena”. Luca Scarabelli
"Giorgio Vicentini" di Claudio Cerritelli
Il suo lavoro è impostato su una forte simbologia esistenziale e sull'energia trasfigurante della materia. Una materia cosmica che non si richiude su se stessa, ma si gonfia, esplode, si frantuma e si stratifica ad infinitum, ora in un'assorta contemplazione, ora in una tensione apocalittica.
La pittura di Vicentini "si muove tra avvistamenti del colore oltre i margini conosciuti e visioni impreviste, punti di convergenza tra memorie del passato e passioni del presente. In ciò è dato di vedere il massimo della tensione a cui l'artista concede spazio: una tensione che capta minime variazioni della norma, sottili divergenze della forma, leggere abrasioni e deformazioni consumate sul corpo della superficie".
Ecco allora che la pittura denuncia l'insanabile frattura tra il qui e l'oltre, tra la presenza e l'assenza, tra la magia della materia percettibile all'uomo e l'impossibile desiderio di una nuova esistenza e di un nuovo cosmo.
Grazie al polimaterismo, alle sagomature e agli elementi aggettanti, questa pittura trasgredisce continuamente il proprio statuto, supera i propri limiti per avvicinarsi alla scultura, all'installazione, all'opera-ambiente.
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