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LICEO ARTISTICO STATALE "ANGELO FRATTINI"

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CLIP - spazio per l'arte contemporanea del liceo

CLIP 2 - aprile maggio 2009

GABRIELE JARDINI "buchi nella neve"

dal 14 aprile al 4 maggio 2009
Inaugurazione Sabato 18 Aprile, ore 11.00.

"Tra due tronchi di Betulla pendula ho costruito un muro di neve che il gelo della notte ha indurito. La mattina seguente, per la foratura della parete ghiacciata, sono andato alla ricerca di grossi rami secchi di varie dimensioni che ho appuntito e scaldato gli apici sul fuoco”

Per presentare “Buchi nella neve” l’opera che Gabriele Jardini espone nello spazio di Clip, non si può che partire dalle sue stesse parole che raccontano il processo del suo lavoro e la pratica “tribale” attuata per la realizzazione di questa scultura (…si può notare in basso a sinistra dell’immagine, un bastone appuntito…un reperto, un relitto dell’azione, lasciato lì apposta a testimonianza del lavoro svolto e ad indicare un senso di vita che va anche oltre la pratica stessa).

La memoria dell’intervento, realizzato sulle prealpi svizzere nel Dicembre del 2000, è possibile attraverso l’immagine fotografica che lo registra, medium che Jardini predilige e sceglie, per tradurre e proiettare nel futuro le sue effimere e deperibili installazioni, realizzate appunto con i materiali organici che la natura gli mette a disposizione, materia che lui cerca e trova (perché sa guardare), sperimenta ed indaga nelle sue numerose possibilità. C’è un gran rispetto per l’ambiente nel suo fare, e una sapienza d’altri tempi sedimentata dalle sue numerose frequentazioni con i boschi, le foreste, le spiagge. Gabriele Jardini è un artista che s’immerge nella natura con lo sguardo indagatore dello scienziato e quello immaginifico del poeta… uno sguardo superbamente poetico. La sua docile erranza gli permette di considerare il territorio come una palestra per la fantasia e l’immaginazione, e di intervenire nei luoghi della natura organizzando in una dialettica quasi osmotica, spazi, forme e colori.

E questo, pensando anche alla storia dell’arte contemporanea, con cui relazionarsi discretamente, come in questo caso, Buchi nella neve, una “scultura” divenuta un’immagine fotografica (la fotografia è per lui una finestra sulla realtà) di grande bellezza e fascino, dove ritroviamo un sotteso omaggio ai buchi di Lucio Fontana (tra gli artisti che Gabriele predilige ci sono dei campioni dell’equilibrismo e del movimento sottile, aereo, silente come Bruno Munari, Jean Tinguely e Alexander Calder) rimodellati poeticamente sul mondo reale, un mondo che si è fatto spazio, si è dato spazio. Sono buchi che effettivamente ti permettono di vedere oltre e di cogliere il mondo che sta dietro, di esperire la contingenza, e forse anche di avere uno sguardo sul futuro.

Jardini lascia quasi scivolare la sua idea di “architettura”, la sua “impronta” sulle cose, perché si adatta alle forme, si mette in relazione dialettica con la natura con un sottile lavoro manuale, mai prevaricante (la sua azione dettata dalla curiosità, è sempre leggera, equilibrata) ma pesato e adattato all’ordine del creato, modificando le preesistenze con un’armonia estetizzante quasi da paradiso perduto. Il suo paradiso è, come nel pensiero del paesaggista e botanico Gilles Clément “un giardino in movimento” che lui rincorre per trovare luoghi e quindi opportunità creative, in cui predisporre visioni ed quindi inventare sculture. Jardini si comporta così come il vento che modella la roccia lentamente. In fondo è un artista che sa cogliere le piccole cose: lascia scorrere, lavora sul tempo, si adatta, seleziona, riporta, pratica l’attesa e poi, porta la natura dentro ad una stanza. La “terra” è per lui una tela naturale, in cui come dice in un testo Giovanni Ferrario “l’uomo è finalmente di ritorno a casa”. C’è una convergenza d’intenti e passioni tra “Gaia” e Gabriele. Territorio, paesaggio, quercia, neve, spine, pozzanghera, faggio, fiori, pioggia, rami, rugiada, nocciolo, alloro, sassi, sabbia, robinia, ghiaccio… sono parte del suo vocabolario, assieme a dialogo, assemblaggio, traccia, ombra, equilibrio, gravità… disegno e fotografia, colore, che per lui può essere solo così: “…con dell’acqua di ruscello nella quale sono state spremute bacche di Fitolacca ho realizzato un liquido colorato che ho spruzzato su delle foglie di Robinia”.
Luca Scarabelli

 

"Gabriele Jardini " di Giovanni Ferrario

Le opere di Jardini manifestano, silenziosamente, un luogo in cui l’uomo è finalmente di ritorno a casa. In questo luogo ci si riposa da un viaggio secolare, viaggio in cui la natura è stata spesso dimenticata per poi essere riscoperta in tutte le sue mutevoli forme. Estratto dal testo “Ecologia della libertà”, 2006.

 

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Manifesto della mostra di Gabriele Jardini allo spazio Clip del Liceo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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